LA MUSICA IN OGNI STANZA

15 Giugno 2021
"LA MUSICA IN OGNI STANZA"

E’ una prima a tutti gli effetti.
E’ una prima a tutti gli effetti anche se i posti a sedere dell’Auditorium del Museo del Violino sono vuoti. Il pubblico speciale che sta per assistere a questo concerto a porte chiuse è rappresentato dai 420 pazienti dell’Ospedale di Cremona. Dalle loro stanze, tra poco, ascolteranno Sofia Manvati suonare per loro lo Stradivari Vesuvio.

 

Seguo dal televisore nell’atrio gli ultimi istanti che precedono la diretta, ho le idee confuse e questo non è un buon segno. Non so cosa aspettarmi, non so cosa raccontare, non so nemmeno come riuscirò in un’ora soltanto a spostarmi in cinque reparti diversi. Prendo il respiro mentre l’ascensore mi conduce al reparto di Ostetricia. Indosso camice, guanti e calzari, e in quell’istante, fortunatamente, mi corre in soccorso un ricordo:

 

Primo semestre di Accademia, terza lezione del corso base di fotografia.
«Prof, da dove inizio per imparare a scattare?» chiesi, poco prima di uscire dall’aula.
«Inizia con il prendere la macchina fotografica e chiuderla nell’armadio, adesso non serve. Allena gli occhi, impara a vedere e soprattutto a rallentare il passo quando è necessario».

 

Sono serviti anni per capire a cosa si riferisse con quel “rallenta il passo quando serve”. Significa non lasciarsi travolgere dalla corrente, surfare l’onda che sta per travolgerti anziché tentare – inutilmente – di contrastarla. Significa chiudere gli occhi, prendersi il tempo di un respiro, mettere ordine. Perché il tempo, in fotografia, ha un valore immenso.

 

Un millesimo di secondo per vedere una storia. Un millesimo di secondo per comprenderne il significato. Un millesimo di secondo per scegliere il modo in cui raccontarla, quella storia.

 

E allora surfo l’onda, lascio che i colleghi entrino nelle prime stanze e passo oltre. Non andrò in nessun altro reparto, ormai è chiaro. Resto qui perché dopo tutto il dolore respirato nell’ultimo anno e mezzo, voglio ripartire dalla Vita. Mentre Sofia Manvati continua a suonare – Bach, l’Adagio dalla I Sonata, in sol minore – mi fermo alla stanza numero 12. Busso.

 

“Ouì?” risponde una voce.

Michelle viene dal Cameron, vive in Italia da quattro anni e parla poco italiano. Comunichiamo perlopiù in francese. Il suo piccolo è nato alle 11 di questa mattina e si chiama Tsete Desire. Il tempo di asciugarmi la fronte imperlata di sudore e vedo Michelle avvicinare alle orecchie del piccolo i due auricolari per permettergli di ascoltare il concerto.

 

 

«Come mai?» le chiedo. «Come mai vuoi che sia lui ad ascoltare la musica e non tu?»

«Lo facevo anche mentre era ancora dentro di me, poggiavo gli auricolari sulla pancia e lo sentivo muoversi. Perché la musica cura, la musica salva. La musica è Vita. E questo nome, Tsete, ha un valore importante: nella vostra lingua significa proprio Nuova Vita». 

 

 

E in questo preciso istante so di aver fatto la scelta giusta. Che se avessi assecondato la frenesia, la ricerca sfrenata di storie, avrei perso Michelle. Avrei perso Tsete.

“La musica in ogni stanza” è una iniziativa promossa dalla comunicazione Asst Cremona

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