La metafora della vita
“Ginocchio in linea con le caviglie,
impugna bene il remo, lancia il busto all’indietro!”
Lorenza Romagnoli – allenatrice della canottieri Baldesio con in tasca un brevetto di secondo livello conseguito a Terni proprio la scorsa settimana – con i suoi ragazzi riesce ad essere autorevole senza risultare brusca. La passione per il suo lavoro ha radici lontane e parrebbe proprio una tradizione di famiglia: il padre è dirigente Baldesio e collaboratore della squadra olimpica di cui lo zio è coordinatore.
“Prepara prima Betta, e tu, Sami, non preoccuparti. Prima alza il pugno e poi spingi!”
Ogni sua indicazione termina con quell’avanti così che ha il sentore di una carezza dolcissima. La discesa dopo un’interminabile salita. Sorride spesso, Lorenza, scambia battute con i ragazzi mentre a bordo della barca seguiamo insieme i loro allenamenti. Il Po a quest’ora inizia a tingersi di un giallo intenso e riflette le sfumature autunnali degli alberi ai lati. Un quadro di Van Gogh. È uno sport di concentrazione, il canottaggio, che insegna il valore della cooperazione e poi, umiltà e determinazione.
Sami chiede il cambio con un compagno, ha solo nove anni, è in acqua da quasi un’ora e la fatica inizia a farsi sentire. Lorenzo invece stringe i denti e riparte a remare.
“Attacca con entrambe le braccia!” gli dice Lorenza, mentre i più grandi, si stanno schierando per l’ultima parte dell’allenamento.
“Lavorare con i ragazzi è impegnativo ma meraviglioso perché entrano in gioco tutti i valori. Il prendersi cura, la responsabilità, il livello educativo, il saper gestire le aspettative ma anche le delusioni di ciascuno di loro”. dà un colpo di tosse, Lorenza, come a voler ricacciare giù quel magone che le annoda la gola. “Il canottaggio è la metafora della vita, ottieni risultati solo se t’impegni duramente, se impari il valore della cooperazione, della costanza e della dedizione, se fatichi, se tieni duro anche quando la soluzione più immediata sarebbe mollare tutto e gettare la spugna. Allenare questi ragazzi è un po’ come esserne genitori e gioire per quel figlio che ogni giorno aggiunge un tassello al suo puzzle, uno gradino in più nella scala della vita.”
Il contatto con il fiume non è semplice da affrontare quando entrano in gioco le paure. La più comune? Quella di cadere. Ma ogni inciampo è accompagnato dalla consapevolezza che dal fondo del proprio abisso si può scegliere di risalire. Il vero fallimento non è di chi cade dalla barca, ma semmai di chi, per paura, sceglie di non salirci nemmeno. Con il tempo, poi, il grande fiume diventa un’alleato, un amico silenzioso che vede e ascolta tutto senza fiatare.
“Ragazzi, girate, torniamo a casa.” dice Lorenza al megafono.
E la “casa” di cui parla è molto più di un luogo, è il collante che tiene insieme tutto. O, per meglio dire, tutti.
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