L’esperienza della bellezza

9 Settembre 2020
STEFANIA MATTIOLI:
L'ESPERIENZA DELLA BELLEZZA
Il racconto della Responsabile Comunicazione dell'ASST dell'Ospedale Maggiore di Cremona colpito dal Covid

 

 

Eʼ possibile attraversare il dolore senza cedere alla disperazione? Ed è possibile che a farlo sia proprio chi, nel pieno di una pandemia che ha travolto il mondo intero, viveva – per meglio dire abitava – lʼOspedale Maggiore di Cremona? La risposta è sì. E a ricordarmelo è Stefania Mattioli, responsabile comunicazione dellʼOspedale che sin da subito è stato in prima linea per lʼemergenza coronavirus.

 

Respiro una strana sensazione in queste ultime settimane, nel pieno dellʼestate chi ha davvero voglia di ricordare lʼisolamento forzato, le ore passate al telefono con familiari lontani, i telegiornali che bombardano di dati, la conta dei morti, la polizia che gira fra i quartieri, la paura di un virus che è ovunque e non si vede, la paura dellʼAltro?

 

Sta accadendo quello che mi aspettavo, la vita che torna al suo ritmo pressoché normale e gli Eroi osannati sino a qualche tempo fa che cadono nellʼoblio. Ci si aggrappa alla vita perché questo ci è stato insegnato, a spostare lʼattenzione dal dentro al fuori. Perché stare dentro alle cose, al dolore soprattutto, allʼincertezza e alla paura, richiede unʼattrezzatura che non tutti possiedono.

 

 

Quando il violino ha suonato sul tetto, la musica è arrivata nelle stanze e sotto le tende: lʼesperienza della bellezza è servita per attraversare il dolore senza cedere alla disperazione.

 

 

“Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio” ha scritto Tiziano Ferro ed è proprio così. E credo che il suo cuore, Stefania, lo abbia pesato con molta cura. È stata lei infatti a decidere per la prima volta al mondo di aprire le porte di un reparto di Terapia Intensiva ad una troupe televisiva.

“È stato quando ho sentito persone lamentarsi per la chiusura del bar che ho deciso di far entrare per la prima volta una telecamera in un reparto di terapia intensiva. Era il momento di far capire quello che davvero stava succedendo qui dentro. Il pensiero del limite è stato quasi ossessivo di fronte ad ogni scelta, in bilico tra il rispetto e la necessità di documentare il dramma e il valore delle persone che stavano lavorando. E provare a creare anche un ricordo bello… Quando il violino ha suonato sul tetto, la musica È arrivata nelle stanze e sotto le tende: lʼesperienza della bellezza è servita per attraversare il dolore senza cedere alla disperazione.”

 

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